La dieta come elemento destrutturante

Un soggetto a dieta severa che perde una significativa quantità di grasso viene a trovarsi in una condizione biologica e psicologica altamente sfavorevole

  1. Il suo dispendio energetico si riduce progressivamente.

    Più severa è la restrizione alimentare, maggiore è il risparmio energetico. Questo meccanismo è stato di fondamentale importanza per la sopravvivenza della nostra specie. Se non si verificasse una diminuzione del dispendio energetico, potremmo sopravvivere al digiuno assoluto per non più di tre settimane. Numerose esperienze hanno invece dimostrato che l’uomo può digiunare per un periodo di tempo superiore ai 60 giorni.
    lenticchieQuesto meccanismo di conservazione dell’energia è molto utile in condizioni naturali di mancanza di cibo, non lo è affatto quando la restrizione di alimentare avviene in periodi di abbondanza di cibo. Quando un individuo intraprende una dieta dimagrante infatti si pone nelle condizioni di “carestia” e quindi l’organismo mette in atto tutta una serie di strategie difensive per superare il momento difficile, abbassando la richiesta metabolica e sollecitando la psiche affinché perda il controllo razionale davanti alle situazioni di offerta di cibo.
    Infatti, dopo un certo periodo di dieta, sono proprio le occasioni di perdita di controllo che contribuiscono in maggior parte al blocco del peso.

  2. Perdita di massa muscolare.

    In mancanza di proteine (denutrizione calorico-proteica) l’organismo utilizza le proteine organiche determinando una riduzione della massa muscolare che contribuisce alla riduzione del consumo energetico. Di conseguenza, meno muscolo si ha, meno energia si consuma.

  3. Alterazione dei meccanismi di fame e sazietà.

    Quando il peso di un individuo inizia a diminuire in seguito a una dieta, è probabile che si liberino delle sostanze che vanno a informare alcune aree del cervello che esso è sceso al di sotto di quello biologicamente corretto. Il cervello riceve il messaggio e inizia a modificare i meccanismi che regolano la fame e la sazietà

  4. Nevrosi da semidigiuno.

    Durante la dieta sembrerebbero esserci due momenti distinti: in una prima fase l’iniziale successo nella perdita di peso, associato ad alcune modificazioni dei neurotrasmettitori cerebrali, può portare molti soggetti a sentirsi meglio psicologicamente; in un secondo tempo subentra la “nevrosi da semi-digiuno” che diviene predominante e sostituisce gli effetti benefici iniziali, determinando depressione e ansia, man mano che procede la perdita di peso. In questa situazione il cibo potrebbe essere utilizzato come consolazione per la propria scontentezza.
    Sembrerebbe che stati d’animo negativi come l’ansia e la depressione, secondari alla dieta, siano dei meccanismi di difesa che l’organismo mette in atto per disinibire il comportamento alimentare ristretto e così riportare il peso corporeo a un più adeguato livello biologico.

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