Alimentazione in età pediatrica

Ciò che diamo da mangiare ai nostri figli condiziona in grande misura la loro salute e le loro abitudini alimentari per tutta la vita. Il tempo che i genitori dedicano a nutrire correttamente i figli può essere il contributo più importante che possono offrire al loro sviluppo. Aiutare i piccoli a sviluppare buone abitudini alimentari può essere molto difficile ma vale senz’altro la pena di farlo.

Varie inchieste sulle abitudini alimentari svolte in età pediatrica-adolescenziale mostrano regimi dietetici non particolarmente calorici, quanto squilibrati in nutrienti (eccesso di proteine animali e lipidi, scarso apporto di fibre), monotoni, ripartiti in modo errato durante la giornata (colazione insufficiente, spuntini frequenti, assenza di frutta e verdura) e contemporaneamente stili di vita sedentari portati a ridurre sempre più il consumo energetico (con TV e videogiochi che la fanno da padroni).

La nutrizione in età pediatrica e soprattutto nel primo anno di vita risulta essere strettamente correlata al futuro stato di salute dell’adulto. Nel corso del primo anno di vita il 40% delle calorie viene utilizzato per la crescita e lo sviluppo. I benefici riconosciuti del latte umano sullo stato di nutrizione comprendono quelli sulla funzionalità intestinale e le difese immunitarie. Infatti l’allattamento al seno appare associato a una minore incidenza di patologie gastrointestinali e malattie infettive. Alcuni studi avrebbero evidenziato un effetto protettivo del latte umano nei confronti dell’obesità che sembrerebbe essere correlato alla durata dell’allattamento. Un periodo critico è rappresentato dallo svezzamento (circa 6 mesi). La sua complessità dipende da:

  • Il passaggio graduale a consistenze diverse dei cibi proposti rispetto al latte
  • L’accesso a nuovi gusti
  • Lo sviluppo di abilità nuove
  • La progressiva autonomizzazione del bambino, attraverso la sperimentazione delle proprie capacità nel nutrirsi da solo

Uno svezzamento precoce oltre a sbilanciare la dieta aumenta il rischio di sensibilizzazione allergica e di disturbi intestinali; parallelamente uno svezzamento tardivo può determinare un rallentamento della crescita e il rischio di malnutrizione.

L’età prescolare (3-5 anni) è cruciale per la costruzione delle scelte alimentari: il bambino, libero di servirsi la porzione dal piatto di portata, consuma meno cibo del bambino servito. Caratteristiche sono le tendenze alla selettività (il bambino “spizzicatore”), al rifiuto alimentare e alla neofobia (timore nei confronti di cibi nuovi).

Nell’età di latenza (5-11 anni) acquistano maggior rilievo fattori ambientali esterni, tra cui spicca il gruppo dei pari (compagni di scuola e amici).

Successivamente (11-18 anni), la ricerca di identità porta i ragazzi a confrontarsi, e a scontrarsi, con i modelli assimilati all’interno della famiglia.

È importante fornire alle madri un supporto adeguato nella gestione dell’alimentazione del bambino, aumentando il livello di consapevolezza. Diventa fondamentale fornire indicazioni certe relativamente a corretti stili alimentari.

  • Indicazioni precise alle madri sull’importanza dell’allattamento al seno, sulle modalità di svezzamento, sui ritmi di crescita individuali dei bambini, sull’accettazione dei periodi dei “no”, ecc.
  • Coinvolgimento del bambino e della famiglia in modo attivo, stimolando un cambiamento graduale ma continuo dello stile di vita.
  • Coinvolgimento delle strutture scolastiche attraverso un’opera di informazione e sensibilizzazione degli insegnanti

Attraverso questo processo, che coinvolge tutta la società, si potrà forse costruire una strada più semplice in cui il bambino, partendo da quattro semplici gusti, possa costruire una sensibilità alimentare che insieme allo stile di vita attivo lo porti a diventare un adulto sano.

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